On the edge by Arkage

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Nel 2011 Marc Andreessen scriveva che il software si stava mangiando il mondo. Oggi, con l’AI, sembra che abbia iniziato a mangiare anche se stesso. Il vibe coding non è più soltanto una curiosità tecnica: comincia a cambiare il modo in cui le aziende acquistano strumenti, le persone risolvono piccoli problemi e persino i giochi vengono immaginati. Se produrre un’app richiede minuti invece di mesi, il software smette di essere soltanto un prodotto standard e diventa un materiale da modellare.

Ma democratizzare la produzione non significa eliminare competenza, sicurezza o visione. Anzi: quando costruire diventa facile, sapere che cosa costruire — e perché — conta ancora di più. In questa puntata seguiamo tre rivoli della stessa trasformazione: la crisi del SaaS, la nascita del software personale e i mondi generati in tempo reale.

Buona lettura!

SaaSpocalypse
Che succede se le aziende si fanno il software da sole?

Sono giorni cupi per le aziende SaaS: secondo i dati citati nella puntata, nel 2026 il settore ha perso circa mille miliardi di dollari di valore in borsa e Salesforce ha lasciato sul terreno il 26%. Il dubbio delle aziende è semplice: perché pagare dieci piattaforme, con decine di funzioni inutilizzate, se alcune esigenze possono essere risolte costruendo strumenti su misura? Per anni software come SAP, Salesforce o HubSpot non hanno venduto solo funzionalità, ma un modo di organizzare processi e persone. Ora il software personalizzato diventa più accessibile e quella presa culturale inizia ad allentarsi. Non è la fine del SaaS: sistemi critici, sicurezza, manutenzione e integrazioni restano difficili da improvvisare. Ma è già un’erosione dell’upselling e del prezzo per utente, tanto che alcuni operatori sperimentano modelli legati al valore o al risultato. Il software non scompare: smette di essere intoccabile.

🪚 Crollano le azioni delle aziende SaaS
🧩 Disposable Apps: applicazioni usa-e-getta
🔐 I rischi di sicurezza del software fatto in casa

Personal Software
Da utenti di software a creator artigiani

Sulle piattaforme di vibe coding, il 63% degli utenti non sarebbe composto da sviluppatori. È il segnale che il software sta diventando una forma di creazione personale: si costruisce una micro-app per un progetto, la si usa per qualche settimana e poi, se non serve più, la si butta. Prima sarebbe stato economicamente assurdo; ora può richiedere pochi minuti. Nasce così una specie di artigianato domestico del codice, un “marconismo del software” fatto di tentativi, riparazioni e piccoli strumenti su misura. Come è successo con YouTube o con la fotografia da smartphone, gran parte di ciò che verrà prodotto sarà trascurabile. Ma una piccola quota potrebbe aprire linguaggi e prodotti che i processi tradizionali non avrebbero fatto emergere. Il rischio non è soltanto scrivere codice fragile: è costruire processi sbagliati senza conoscere il mestiere che si vuole automatizzare. La competenza tecnica cambia forma; quella di dominio resta indispensabile.

🤖 Il 63% degli utenti del vibe coding non è developer
🛠️ Wabi vuole diventare YouTube, ma per le app
🧰 Le micro-app: quando i non sviluppatori creano software invece di comprarlo

Personal Worlds
Se ognuno si crea i suoi giochi

Il fai-da-te arriva anche all’intrattenimento. I world model come Genie generano ambienti navigabili mentre li esploriamo; altri progetti simulano strade, sessioni multiplayer o scenari fisici a partire da un prompt. Oggi sono soprattutto demo affascinanti e instabili, ma indicano un futuro in cui il gioco non è più interamente predefinito: potrebbe adattarsi ai nostri gusti, ai nostri segnali e perfino a ciò che non sappiamo ancora di volere. Gli stessi ambienti sintetici possono addestrare auto autonome e robot senza farli sbagliare nel mondo reale, mentre prodotti come Pokémon Go mostrano quanto siano preziosi i dati raccolti dagli utenti. Resta però una tensione: vogliamo davvero un’esperienza costruita soltanto per noi, o abbiamo bisogno di mondi condivisi di cui parlare con gli altri? La risposta potrebbe stare in mezzo: una visione autoriale forte, capace di sorprenderci, dentro cui l’AI costruisce una storia personale. Se abdichiamo alla visione, resta solo intrattenimento infinito. E probabilmente molto noioso.

💸 Genie 3 di Google crea mondi navigabili
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🤯 Odyssey lancia un modello che genera sessioni di gioco multiplayer

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